“C’è” e “ci sono”: cosa significano

  • Entrambi indicano che qualcosa o qualcuno è presente in un luogo.
  • “C’è” si usa con un soggetto singolare.
  • “Ci sono” si usa con un soggetto plurale.

Esempi

  • “C’è un libro sul tavolo.” (singolare)
  • “Ci sono molti libri sul tavolo.” (plurale)

Forma interrogativa

  • Per fare una domanda, cambia solo l’intonazione della voce.
    • “C’è un gatto in giardino?”
    • “Ci sono dei fiori nel vaso?”

Forma negativa

  • Aggiungi “non” prima di “c’è” o “ci sono”.
    • “Non c’è nessuno in casa.”
    • “Non ci sono nuvole nel cielo.”

“Ancora” e “più”

  • Quando usi “ancora” in una domanda, vuoi sapere se qualcosa è ancora nello stesso posto.
    • “Ci sono ancora i biscotti nella scatola?”
    • Risposta affermativa: “Sì, ci sono ancora.”
    • Risposta negativa: “No, non ci sono più.”

Coniugazione

  • “C’è” e “ci sono” possono essere usati in tutti i tempi verbali. Basta coniugare il verbo “essere”.
    • “C’era un problema.” (passato)
    • “Ci saranno novità.” (futuro)

I connettivi

I connettivi sono parole o espressioni che collegano frasi o parti di frasi, aiutando a creare un testo coerente e logico. Sono fondamentali per esprimere relazioni tra idee e per rendere il discorso più fluido.

  • Connettivi di aggiunta:
    • Aggiungono informazioni o idee simili.
    • Esempi: e, anche, inoltre, poi, inoltre, in aggiunta, ancora.
    • Esempio: “Mi piace il gelato e anche la torta.”
  • Connettivi di contrasto (o avversativi):
    • Indicano un’opposizione o un contrasto tra due idee.
    • Esempi: ma, però, tuttavia, invece, al contrario, nonostante, benché.
    • Esempio: “Volevo andare al mare, ma pioveva.”
  • Connettivi di causa-effetto (o consecutivi):
    • Esprimono una relazione di causa e conseguenza.
    • Esempi: perché, poiché, siccome, quindi, perciò, dunque, di conseguenza, pertanto.
    • Esempio: “Sono stanco perché ho lavorato tutto il giorno.”
  • Connettivi di tempo:
    • Indicano una sequenza temporale o una relazione di tempo.
    • Esempi: quando, mentre, prima, dopo, poi, infine, nel frattempo.
    • Esempio: “Prima di uscire, devo finire di studiare.”
  • Connettivi di scopo (o finali):
    • Esprimono l’obiettivo o lo scopo di un’azione.
    • Esempi: per, affinché, allo scopo di, al fine di.
    • Esempio: “Studio per superare l’esame.”
  • Connettivi di condizione (o condizionali):
    • Introducono una condizione necessaria per il verificarsi di un evento.
    • Esempi: se, qualora, purché, a patto che.
    • Esempio: “Se piove, rimango a casa.”
  • Connettivi di spiegazione (o dichiarativi):
    • spiegano o chiariscono quanto detto precedentemente.
    • Esempi: cioè, ossia, ovvero, infatti.
    • Esempio: “Sono stanco, cioè non ho energie.”
  • Connettivi di conclusione:
    • indicano la fine di un ragionamento o di un discorso.
    • Esempi: insomma, in conclusione, per finire, riassumendo.
    • Esempio: “insomma, è stata una bella giornata.”

Consigli per gli studenti:

  • Prestate attenzione al significato dei connettivi e al loro ruolo nel testo.
  • Esercitatevi a usare i connettivi in frasi e testi brevi.
  • Leggete testi in italiano per osservare come vengono utilizzati i connettivi in contesti reali.
  • Ascoltate conversazioni in italiano, per migliorare la comprensione del loro utilizzo nel parlato.

Esercizi:

https://wordwall.net/it-it/community/connettivi

La forma familiare e la forma di cortesia in italiano

In italiano, ci sono due modi per parlare con le persone:

  • Forma familiare (tu): usata con amici, famiglia, colleghi vicini.
  • Forma di cortesia (Lei): usata con persone che non conosciamo, persone anziane, in situazioni formali.

Differenze principali

  • In Italia, la forma di cortesia è importante, anche se i giovani usano più spesso il “tu”.
  • Per gli stranieri, è meglio iniziare con “Lei” e poi chiedere se si può usare il “tu”.
  • Per passare dal “Lei” al “tu” si può usare l’espressione “Diamoci del tu”.
  • Per passare dal “tu” al “Lei” si può usare l’espressione “Mi dia del Lei”.

Uso dei pronomi

  • Forma familiare: usi il pronome “tu” e il verbo alla seconda persona singolare.
  • Forma di cortesia: usi “Lei” (per una persona), “Loro” o “Voi” (per più persone).
    • “Lei” usa il verbo alla terza persona singolare.
    • “Loro” usa il verbo alla terza persona plurale.
    • “Voi” usa il verbo alla seconda persona plurale.

Esempi

  • Informale: “Mario, vieni a cena con noi?”
  • Formale: “Signor Rossi, viene a cena con noi?”
  • Informale: “Non venire a cena oggi!”
  • Formale: “Non venga a cena oggi!”
  • Informale: “Ti sto parlando.”
  • Formale: “Le sto parlando, signor Rossi.”
  • Informale: “Questo è il tuo libro?”
  • Formale: “Questo è il suo libro, signor Rossi?”

Imperativo e congiuntivo

  • Per dare un ordine (chiedere di fare qualcosa):
    • Informale: usi l’imperativo (“Vieni!”)
    • Formale: usi l’imperativo o il congiuntivo (“Venga!”)
  • Per il negativo:
    • Informale: usi l’infinito (“Non venire!”)
    • Formale: usi l’imperativo o il congiuntivo (“Non venga!”)

Possessivi

  • I possessivi cambiano nella forma di cortesia e vanno scritti con la lettera maiuscola:
    • Informale: tuo
    • Formale: suo/vostro/loro.

Consigli per gli studenti

  • Ascolta come parlano gli italiani per capire quando usano “tu” e “Lei”.
  • Non aver paura di chiedere se puoi usare il “tu”.
  • Ricorda che la forma di cortesia è importante in molte situazioni.

I numeri ordinali

I numeri ordinali in italiano indicano l’ordine o la posizione di qualcosa in una sequenza. Si formano principalmente aggiungendo il suffisso “-esimo” al numero cardinale corrispondente, ma ci sono alcune eccezioni

Numeri ordinali principali:

  • 1° – primo
  • 2° – secondo
  • 3° – terzo
  • 4° – quarto
  • 5° – quinto
  • 6° – sesto
  • 7° – settimo
  • 8° – ottavo
  • 9° – nono
  • 10° – decimo

Formazione con il suffisso “-esimo”:

  • A partire dall’undicesimo, si aggiunge “-esimo” al numero cardinale:
    • 11° – undicesimo
    • 12° – dodicesimo
    • 13° – tredicesimo
    • …e così via.
  • Per le decine, si cambia la “a” finale in “-esimo”:
    • 20° – ventesimo
    • 30° – trentesimo
    • 40° – quarantesimo
    • …e cosi via.
  • Per le centinaia si aggiunge il suffisso “-esimo” alla fine.
    • 100° – centesimo
    • 200° – duecentesimo
    • ecc.
  • Per le migliaia si aggiunge il suffisso “-esimo” alla fine.
    • 1000° – millesimo
    • 2000° – duemillesimo.
    • ecc.

Caratteristiche importanti:

  • Concordano in genere e numero: come gli aggettivi, i numeri ordinali si adattano al sostantivo a cui si riferiscono:
    • il primo libro, la prima casa, i primi libri, le prime case.
  • Quando un numero ordinale è composto da più parole, solo l’ultima parola prende la forma ordinale.
    • il ventunesimo piano.

Esempi di utilizzo:

  • “Oggi è il mio terzo giorno di scuola.”
  • “Vivo al quinto piano.”
  • “Questo è il primo capitolo del libro.”

“Qui” e “Qua”

  • Entrambi significano “in questo luogo vicino a me”.
  • Li usiamo quando parliamo di un posto vicino a chi sta parlando.

La piccola differenza

  • “Qua”: è più generico, indica una zona più ampia.
  • “Qui”: è più preciso, indica un punto specifico.

Esempi

  • “I turisti vengono qua per ammirare il Duomo.” (indica la città, la zona)
  • “Da qui c’è una bellissima vista del Duomo.” (indica il punto esatto da cui si vede bene)

In sintesi

  • “Qua” = zona generale
  • “Qui” = punto preciso

Consigli per gli studenti

  • Anche se c’è questa piccola differenza, spesso “qui” e “qua” si possono usare allo stesso modo.

Il gerundio

Il gerundio è un modo verbale con solo due tempi: presente e passato.

Come si forma il gerundio

  • Gerundio presente:
    • Verbi in -ARE: aggiungi -ando (es. mangiare → mangiando)
    • Verbi in -ERE e -IRE: aggiungi -endo (es. scrivere → scrivendo, partire → partendo)
  • Gerundio passato:
    • Usa il gerundio presente di “essere” (essendo) o “avere” (avendo) + il participio passato del verbo (es. avendo fatto, essendo andato)

Quando si usa il gerundio

Di solito, il gerundio si usa quando il soggetto della frase principale e della frase secondaria sono gli stessi.

  1. Per dire come succede qualcosa:
    • “Sono dimagrita mangiando solo verdura.”
  2. Per dire la causa di qualcosa:
    • “Avendo avuto la febbre, Marta non è uscita.”
  3. Per dire una condizione:
    • “Ascoltando i consigli, si arriva lontano.”
  4. Per dire quando succede qualcosa:
    • “Facendo la doccia, Laura pensa.”
    • “Andando in bici, ho incontrato Paolo.”
  5. Per dire “anche se”:
    • “Pur non avendo fame, ho mangiato.” (usa sempre “pur”)

Quando i soggetti sono diversi

  • Di solito, non usiamo il gerundio.
  • Ma possiamo usarlo se diciamo chi fa l’azione: “Avendo Marta avuto la febbre, siamo andati a trovarla.”

Strutture speciali con il gerundio

  1. “Stare + gerundio”:
    • Dice che un’azione sta succedendo ora: “Sto mangiando.”
    • Per il passato: “Stavo parlando.”
  2. “Andare + gerundio”:
    • Dice che un’azione continua nel tempo: “Giovanni va dicendo…”

Esercizi:

https://wordwall.net/it-it/community/italiano/gerundio

Il trapassato remoto: un passato nel passato remoto

Il trapassato remoto è un tempo verbale italiano usato per indicare un’azione che è successa prima di un’altra azione nel passato remoto. Immagina un “passato del passato lontano”.

Come si forma il trapassato remoto

Per formare il trapassato remoto, usiamo:

  • il passato remoto dei verbi “essere” o “avere”
    • il participio passato del verbo che vogliamo usare

Esempio:

  • “mangiare”: io ebbi mangiato
  • “partire”: io fui partito/a

Quando si usa il trapassato remoto

Usiamo il trapassato remoto per un’azione che è successa prima di un’altra azione nel passato remoto.

  • Esempio: “Dopo che ebbi mangiato, ripresi a lavorare.” (prima mangio, poi riprendo a lavorare)

Regole importanti

  • Il trapassato remoto si usa solo in frasi che dipendono da un’altra frase (frasi subordinate).
  • La frase principale deve avere il verbo al passato remoto.
  • Spesso usiamo parole come “dopo che”, “non appena”, “quando” prima del trapassato remoto.

Nota bene

  • Oggi, il trapassato remoto non si usa quasi più.

Esercizi:

https://wordwall.net/it-it/community/trapassato-remoto

Il futuro anteriore: un tempo per il futuro passato

Il futuro anteriore è un tempo verbale italiano che usiamo per parlare di un’azione che succederà nel futuro, ma prima di un’altra azione futura. È come un “passato nel futuro”.

Come si forma il futuro anteriore

Per formare il futuro anteriore, usiamo:

  • il futuro semplice dei verbi “essere” o “avere”
    • il participio passato del verbo che vogliamo usare

Esempi:

  • “mangiare”: io avrò mangiato
  • “partire”: io sarò partito/a

Quando si usa il futuro anteriore

  1. Azione prima di un’altra azione futura:
    • Usiamo il futuro anteriore per l’azione che succede prima, e il futuro semplice per l’azione che succede dopo.
    • Esempio: “Quando avrò finito di lavorare, andrò al cinema.” (prima finisco di lavorare, poi vado al cinema)
    • spesso preceduto da parole come “appena”, “quando”, “dopo che”.
    • Nella lingua parlata spesso si usa il futuro semplice al posto del futuro anteriore.
  2. Supposizioni e dubbi sul passato:
    • Usiamo il futuro anteriore per esprimere dubbi o supposizioni su cose che potrebbero essere successe nel passato.
    • Esempio: “Dove è andata Maria? Sarà andata al mercato.” (supposizione)
    • “sarà stato” può indicare anche una concessione, ovvero riconoscere la verità di un fatto, ma negarne gli effetti.

Consigli per gli Studenti:

  • Impara bene il futuro semplice di “essere” e “avere”.
  • Ripassa il participio passato dei verbi.
  • Fai attenzione alle parole che indicano un’azione che precede un’altra (appena, quando, dopo che).

Esercizi:

https://wordwall.net/it-it/community/futuro-anteriore

Il passato remoto: un tempo per il passato lontano

Il passato remoto è un tempo verbale italiano usato per parlare di cose che sono successe tanto tempo fa. Lo usiamo soprattutto nei libri, nelle storie e quando scriviamo cose importanti. Nella vita di tutti i giorni, di solito usiamo il passato prossimo, soprattutto al nord d’Italia (più usato al sud)

I Verbi “Essere” e “Avere” al Passato Remoto

  • Essere:
    • Io fui
    • Tu fosti
    • Lui/lei fu
    • Noi fummo
    • Voi foste
    • Loro furono
  • Avere:
    • Io ebbi
    • Tu avesti
    • Lui/lei ebbe
    • Noi avemmo
    • Voi aveste
    • Loro ebbero

Altri verbi comuni al passato remoto

Ecco alcuni verbi che si usano spesso al passato remoto:

  • Parlare: io parlai, tu parlasti, lui/lei parlò, noi parlammo, voi parlaste, loro parlarono.
  • Mangiare: io mangiai, tu mangiasti, lui/lei mangiò, noi mangiammo, voi mangiaste, loro mangiarono.
  • Vedere: io vidi, tu vedesti, lui/lei vide, noi vedemmo, voi vedeste, loro videro.
  • Fare: io feci, tu facesti, lui/lei fece, noi facemmo, voi faceste, loro fecero.
  • Dormire: io dormii, tu dormisti, lui/lei dormì, noi dormimmo, voi dormiste, loro dormirono.

Cose importanti da ricordare

  • Il passato remoto si usa per azioni lontane nel tempo.
  • È più comune nei testi scritti che nel parlato.
  • Molti verbi cambiano forma al passato remoto, quindi è importante impararli.

Esercizi:

https://wordwall.net/it-it/community/italiano/passato-remoto

Il Presente indicativo

Il presente indicativo è il tempo verbale più comune in italiano. Lo usiamo per parlare di cose che succedono ora, sempre, o in futuro.

I Verbi in Italiano: Tre Gruppi

I verbi sono divisi in tre gruppi, chiamati “coniugazioni”:

  • -ARE: come “mangiare”, “amare”, “cantare”
  • -ERE: come “credere”, “premere”, “battere”
  • -IRE: come “finire”, “partire”, “sentire”

Come formare il presente indicativo

Per fare il presente, togli la parte finale del verbo (-are, -ere, -ire) e aggiungi una nuova parte (desinenza).

  • Esempio: “mangiare” diventa “mangio”, “mangi”, “mangia”, ecc.
  • Alcuni verbi in -IRE aggiungono “-isc”: “finire” diventa “finisco”.

Verbi speciali

  • Alcuni verbi cambiano un po’ (sono “irregolari”): “fare”, “andare”, “stare”, “dare”.
  • Verbi come “staccare” e “piegare” aggiungono una “h” per mantenere il suono (stacchi, pieghi).
  • Verbi come vincere e leggere alternano suoni duri e dolci (vinco, leggi).

Verbi irregolari importanti

  • “Essere”, “avere”, “volere”, “potere”, “dovere”, “sapere” sono molto usati e irregolari.

Quando usare il presente indicativo

  1. Cose che succedono ora: “Piove”.
  2. Cose che succedono sempre: “Il treno arriva sempre in orario”.
  3. Verità generali: “L’acqua bolle a 100 gradi”.
  4. Per parlare del futuro: “Domani vado al cinema”.
  5. Per raccontare storie del passato: “Cesare nasce nel 100 a.C.”.

Esercizi

https://wordwall.net/it-it/community/indicativo-presente