Il passato prossimo: il passato recente

Il passato prossimo è un tempo verbale composto, usato per parlare di azioni avvenute nel passato recente o che hanno ancora rilevanza nel presente. Si forma con l’ausiliare “avere” o “essere” al presente, seguito dal participio passato del verbo principale.

Ausiliare “avere”:

  • Ho mangiato una pizza.
  • Hai visto un film.
  • Abbiamo parlato con il professore.

Ausiliare “essere”:

  • Sono andato al cinema.
  • Sei partita per Roma.
  • Siamo arrivati in ritardo.

L’ausiliare “essere” si usa con:

  • Verbi di movimento (andare, venire, partire, arrivare, ecc.)
  • Verbi di stato (essere, stare, rimanere, ecc.)
  • Verbi riflessivi (lavarsi, vestirsi, ecc.)

Quando si usa “essere”, il participio passato concorda in genere e numero con il soggetto:

  • Maria è andata (femminile singolare)
  • I ragazzi sono partiti (maschile plurale)

Esempi:

  • Ieri ho comprato un nuovo libro.
  • La settimana scorsa siamo andati in vacanza.
  • Maria è arrivata in ritardo alla lezione.

Quando si usa “avere”, il participio passato non concorda in genere e numero con il soggetto.

Esercizi:

https://www.impariamoitaliano.com/pros0.htm

Il participio passato e il participio presente

Il participio passato è una forma verbale che può essere usata come aggettivo. In italiano, la maggior parte dei participi passati regolari termina in “-ato”, “-uto” o “-ito”, a seconda della coniugazione del verbo.

  • Verbi in -are: amato (amare), parlato (parlare)
  • Verbi in -ere: creduto (credere), ricevuto (ricevere)
  • Verbi in -ire: partito (partire), sentito (sentire)

Il participio passato concorda in genere e numero con il sostantivo a cui si riferisce:

  • La mela mangiata (femminile singolare)
  • I libri letti (maschile plurale)

Il Participio Presente: Un Aggettivo Dinamico

Il participio presente descrive un’azione in corso e termina in “-ante” o “-ente”.

  • Parlante (parlare)
  • Credente (credere)
  • Partente (partire)

Come il participio passato, anche il participio presente può essere usato come aggettivo:

  • Un uomo sorridente
  • Una situazione preoccupante

Ramadan (A2/B1)

Il Ramadan è il nono mese del calendario islamico ed è considerato il mese più sacro dell’anno per i musulmani di tutto il mondo. Durante questo periodo, i musulmani osservano un digiuno rigoroso dall’alba al tramonto, astenendosi da cibo, acqua e altre necessità. Il Ramadan è un momento di riflessione spirituale, preghiera e carità.

Come viene vissuto il Ramadan in Italia oggi?

L’Italia ospita una comunità musulmana in crescita e il Ramadan è un periodo importante per molti di loro. Le moschee e i centri islamici in tutta Italia organizzano attività speciali durante il Ramadan, come preghiere serali, lezioni coraniche e pasti condivisi (Iftar) per rompere il digiuno.  I musulmani italiani cercano di vivere il Ramadan in modo integrato nella società italiana. Molti conciliano il digiuno con il lavoro e gli impegni quotidiani, dimostrando la loro capacità di adattamento e integrazione.  Il Ramadan è anche un’occasione per promuovere il dialogo interreligioso e la comprensione reciproca. Molte comunità musulmane organizzano eventi aperti a tutti, per far conoscere la cultura e le tradizioni del Ramadan.

Tradizioni e Pratiche:

  • Digiuno: il digiuno è l’aspetto centrale del Ramadan. I musulmani si astengono da cibo e bevande dall’alba al tramonto. Questo periodo di digiuno è visto come un momento per purificare il corpo e l’anima.
  • Preghiera: durante il Ramadan, i musulmani sono incoraggiati a dedicare più tempo alla preghiera. Le moschee sono affollate durante le preghiere serali del Tarawih, che sono preghiere supplementari che vengono eseguite solo durante il Ramadan.
  • Carità: il Ramadan è anche un periodo di maggiore carità e generosità. Molti musulmani approfittano di questo mese per fare donazioni in beneficenza e aiutare i bisognosi.
  • Iftar: la rottura del digiuno serale, conosciuta come Iftar, è un momento di festa e condivisione. Le famiglie e le comunità si riuniscono per gustare pasti speciali e celebrare la fine di un’altra giornata di digiuno.

I verbi ausiliari: essere e avere 

I verbi essere e avere sono molto importanti in italiano. Oltre ad avere un significato proprio, aiutano gli altri verbi a formare i tempi composti. Per questo, si chiamano verbi ausiliari.

Per capire bene l’uso degli ausiliari è necessario leggere l’articolo sui verbi transitivi e intransitivi

L’ausiliare Avere

Usiamo l’ausiliare avere in due casi:

  1. Con tutti i verbi transitivi:
    • Esempio: “Domenico ha mangiato la pasta.” (mangiare è un verbo transitivo)
    • Esempio: “Ho comprato un libro interessante.” (comprare è un verbo transitivo)
  2. Con alcuni verbi intransitivi:
    • Esempio: “Luisa ha partecipato a un concorso.” (partecipare è un verbo intransitivo)
    • Esempio: “Ho camminato per due ore.” (camminare è un verbo intransitivo)

L’ausiliare Essere

Usiamo l’ausiliare essere in cinque casi:

  1. Con la maggior parte dei verbi intransitivi:
    • Esempio: “Sono andato in Francia.” (andare è un verbo intransitivo)
    • Esempio: “Il treno è partito in orario.” (partire è un verbo intransitivo)
  2. Nella forma passiva:
    • Esempio: “La mela è stata mangiata da Mario.” (la frase passiva di “Mario ha mangiato la mela”)
    • Esempio: “Il libro è stato letto da lui.” (la frase passiva di “Lui ha letto il libro”)
  3. Con i verbi riflessivi:
    • Esempio: “Mi sono alzato, mi sono lavato e mi sono vestito.” (alzarsi, lavarsi e vestirsi sono verbi riflessivi)
  4. Nelle forme impersonali:
    • Esempio: “Si è lavorato molto.” (lavorare è usato in forma impersonale)
    • Esempio: “Si è raggiunto il risultato.” (raggiungere è usato in forma impersonale)

Uso degli ausiliari con i verbi modali

I verbi modali (dovere, volere, potere, sapere) usano l’ausiliare del verbo che accompagnano:

  • Esempio: “Ho mangiato” -> “Ho dovuto mangiare”
  • Esempio: “Sono andato” -> “Sono dovuto andare”

Con i verbi riflessivi, ci sono due possibilità:

  1. Se il pronome riflessivo è attaccato all’infinito, usiamo “avere”:
    • Esempio: “Ho dovuto lavarmi il viso.”
  2. Se il pronome riflessivo è prima del verbo modale, usiamo “essere”:
    • Esempio: “Mi sono dovuto lavare il viso.”

Verbi intransitivi che usano “avere”

Alcuni verbi intransitivi usano l’ausiliare avere. Ecco una lista di alcuni di questi:

abbaiare, abusare, accennare, acconsentire, adempiere, aderire, agire, alludere, approfittare, attentare, badare, barare, bisticciare, bussare, camminare, cenare, chiacchierare, esitare, inciampare, litigare, mentire, nuocere, nuotare, passeggiare, pattinare, pedalare, provvedere, reagire, remare, ridere, rinunciare, russare, sanguinare, sbuffare, scherzare, sciare, smettere, telefonare, tossire, tremare, ubbidire, viaggiare, zoppicare.

Verbi con doppio ausiliare

Alcuni verbi possono usare sia “essere” che “avere”:

  • Esempio: “Ho corso” o “Sono corso”
  • Esempio: “Ho convissuto” o “Sono convissuto”

Attenzione: A volte il significato può cambiare:

  • “Ho finito” (ho terminato qualcosa)
  • “Sono finito” (sono arrivato alla fine)

Verbi transitivi e intransitivi

Alcuni verbi possono essere transitivi o intransitivi, e l’ausiliare cambia:

  • Transitivo (avere): “Ho salito le scale.”
  • Intransitivo (essere): “Sono salito sul tetto.”

Verbi impersonali

Di solito, in una frase c’è un soggetto che fa qualcosa.

Esempio:

  • Paolo mangia una pera.

Il soggetto è Paolo, e l’azione è mangiare.

Ma a volte, non c’è un soggetto preciso. In questi casi, usiamo i verbi impersonali. Questi verbi si riferiscono a qualcosa di indefinito.

Esempi di verbi impersonali

  1. Fenomeni atmosferici:
  • Piovere, nevicare, grandinare, tuonare, lampeggiare.

Esempi:

  • Ieri sera è piovuto.
  • Questa mattina ha nevicato.

Attenzione: Questi verbi sono impersonali solo quando parlano del fenomeno atmosferico.

  1. Fare + aggettivo/sostantivo (tempo)

Esempi:

  • Ieri ha fatto caldo.
  • Questa mattina ha fatto freddo.
  • Ha fatto notte.
  1. Alcuni verbi usati in modo impersonale:
  • Bisognare (È necessario)
  • Occorrere (È necessario)
  • Bastare (È sufficiente)
  • Parere (Sembrare)
  • Sembrare (Avere l’apparenza)
  • Importare (Essere importante)
  • Convenire (Essere opportuno)
  • Avvenire (Succedere)
  • Accadere (Succedere)
  • Succedere (Accadere)

Esempi:

  • Bisogna studiare di più.
  • Sembra che il treno sia in ritardo.
  1. Costruzione impersonale con “si”

Possiamo usare qualsiasi verbo in modo impersonale con la particella “si” alla terza persona singolare.

Esempi:

  • Si mangia bene in questo ristorante.
  • Si studia molto in questa scuola.

Attenzione: In questi casi, non c’è un soggetto.

Come usare i verbi impersonali

  • Usiamo sempre il verbo alla terza persona singolare.
  • Con i verbi che indicano fenomeni atmosferici, possiamo usare sia “essere” che “avere” come ausiliare.
  • Con la costruzione impersonale con “si”, usiamo sempre l’ausiliare “essere”.

Esempio con “si”

“Si è promesso molto, ma non si è fatto niente.”

In questa frase, “si” è usato due volte in modo impersonale.

Verbi riflessivi

I verbi riflessivi sono un tipo speciale di verbi italiani. Per usarli correttamente, dobbiamo capire le diverse categorie e il loro significato.

Come riconoscere i verbi riflessivi

I verbi riflessivi usano sempre un pronome riflessivo: mi, ti, si, ci, vi, si.

Esempio:

  • Io mi lavo.
  • Tu ti pettini.
  • Lui si veste.

La forma è sempre “pronome riflessivo + verbo”. Ma attenzione, ci sono diversi tipi di verbi riflessivi!

1. Verbi riflessivi propri (o diretti)

In questo caso, il soggetto del verbo compie l’azione su se stesso.

Esempio:

  • Francesca si specchia. (Francesca specchia se stessa)
  • Giovanni si rade. (Giovanni rade se stesso)

2. Verbi riflessivi impropri

I verbi riflessivi impropri si dividono in due categorie:

a) Verbi riflessivi apparenti

Qui, l’oggetto dell’azione è diverso dal soggetto. Il pronome riflessivo indica a chi è “destinata” l’azione.

Esempio:

  • Mi compro una borsa. (Compro una borsa per me)
  • Francesca si lava i capelli. (Lava i capelli a se stessa)

b) Verbi riflessivi reciproci

Questi verbi indicano un’azione che viene fatta da due o più persone, una verso l’altra.

Esempio:

  • Marco e Giorgia si telefonano. (Marco telefona a Giorgia, e Giorgia telefona a Marco)
  • Voi vi salutate. (Voi salutate gli altri, e gli altri salutano voi)

3. Verbi riflessivi pronominali

In questo caso, il pronome non ha un significato preciso, ma è necessario per usare il verbo.

Esempio:

  • Accorgersi (Non possiamo dire solo “accorgere”)
  • Pentirsi
  • Ribellarsi

Ricorda: Alcuni verbi cambiano significato quando usati in forma riflessiva pronominale.

Esempio:

  • Abbandonare (lasciare) -> Abbandonarsi (perdersi d’animo)

Esercizi:

https://wordwall.net/it-it/community/italiano/verbi/riflessivi

Verbi transitivi e intransitivi

In italiano, i verbi si dividono in due gruppi: transitivi e intransitivi. Capire la differenza è importante perché ci aiuta a costruire frasi corrette.

Verbi transitivi: l’azione passa a un oggetto

I verbi transitivi sono quelli in cui l’azione “passa” direttamente a un oggetto, che può essere una persona, un animale o una cosa. Questo oggetto si chiama complemento oggetto.

Esempio:

  • Giorgio mangia la mela.

In questa frase, “mangia” è un verbo transitivo perché l’azione di mangiare passa dalla persona (Giorgio) alla cosa (la mela). La mela è il complemento oggetto.

Ricorda:

  • I verbi transitivi rispondono alle domande “chi?” o “cosa?”.
  • I verbi transitivi possono avere la forma passiva.

Esempi di forma passiva:

  • La mela è mangiata da Giorgio.
  • Il libro è letto da Luca.

Verbi intransitivi: l’azione non passa a un oggetto

I verbi intransitivi sono quelli in cui l’azione non passa a un oggetto, ma si “ferma” sul soggetto.

Esempio:

  • Barbara va a Firenze.

In questa frase, “va” è un verbo intransitivo perché l’azione di andare non passa a un oggetto. “A Firenze” è un complemento di luogo, non un complemento oggetto.

Ricorda:

  • I verbi intransitivi non rispondono alle domande “chi?” o “cosa?”.
  • I verbi intransitivi non possono avere la forma passiva.

Altri esempi di verbi intransitivi:

  • Luca arrossisce.
  • Giuseppe parte.
  • L’auto entra nel garage.

Attenzione: alcuni verbi possono essere sia transitivi che intransitivi

Alcuni verbi possono cambiare significato e diventare transitivi o intransitivi a seconda di come vengono usati.

Esempio:

  • Avanzare (transitivo): Ho avanzato i mobili di un metro. (Ho spostato i mobili)
  • Avanzare (intransitivo): L’esercito avanzava rapidamente. (L’esercito si muoveva in avanti).

Verbi modali o servili

I verbi modali, anche chiamati servili, sono quattro: dovere, potere, volere, sapere.

Questi verbi sono speciali perché, oltre ad avere un significato proprio, possono “servire” un altro verbo, aggiungendo sfumature di significato come necessità, possibilità, volontà o capacità.

1) Il verbo DOVERE

Esprime un obbligo, una necessità di fare qualcosa.

  • Esempi:
    • “Domani mattina devo andare dal medico.” (È necessario che io vada dal medico)
    • “Non devi uscire di notte.” (È proibito uscire di notte)

2) Il verbo POTERE

Esprime una possibilità, una capacità o un permesso di fare qualcosa.

  • Esempi:
    • “Posso prendere l’auto?” (Ho il permesso di usare l’auto?)
    • “Non posso passare prima di mezzogiorno.” (Non ho la possibilità di passare prima di mezzogiorno)
    • “È un lavoro che posso fare anch’io.” (Sono capace di fare questo lavoro)

3) Il verbo VOLERE

Esprime la volontà, il desiderio di fare qualcosa.

  • Esempi:
    • “Vuoi venire con me al mercato?” (Hai voglia di venire con me?)
    • “Vorrei tanto mangiare una pizza.” (Desidero mangiare una pizza)

4) Il verbo SAPERE

Esprime la capacità, la conoscenza, la padronanza nel fare qualcosa.

  • Esempi:
    • “So parlare molto bene lo spagnolo.” (Conosco la lingua spagnola)
    • “Sapete giocare a scopa?” (Avete la capacità di giocare a scopa?)

Nota importante

I verbi modali al tempo presente indicativo sono irregolari, quindi è importante imparare le loro coniugazioni a memoria.

DOVERE

  • io devo
  • tu devi
  • lui/lei/Lei deve
  • noi dobbiamo
  • voi dovete
  • loro devono

POTERE

  • io posso
  • tu puoi
  • lui/lei/Lei può
  • noi possiamo
  • voi potete
  • loro possono

VOLERE

  • io voglio
  • tu vuoi
  • lui/lei/Lei vuole
  • noi vogliamo
  • voi volete
  • loro vogliono

SAPERE

  • io so
  • tu sai
  • lui/lei/Lei sa
  • noi sappiamo
  • voi sapete
  • loro sanno

L’imperfetto

  • Azioni abituali o ripetute nel passato: descrive azioni che si svolgevano regolarmente o frequentemente nel passato.
  • Azioni in corso di svolgimento nel passato: azioni che erano in corso di svolgimento in un momento specifico del passato.
  • Descrizioni nel passato: descrivere persone, luoghi, oggetti o situazioni nel passato.
  • Stato d’animo o condizione fisica nel passato: descrivere come una persona si sentiva o la sua condizione fisica in un momento del passato.

Formazione dell’imperfetto

L’imperfetto si forma aggiungendo le seguenti desinenze al tema del verbo (infinito senza -are, -ere, -ire):

  • -are: -avo, -avi, -ava, -avamo, -avate, -avano
  • -ere: -evo, -evi, -eva, -evamo, -evate, -evano
  • -ire: -ivo, -ivi, -iva, -ivamo, -ivate, -ivano

Esempi

  • Abitudini: “Da bambino, andavo spesso al parco” 
  • Azioni in corso: “Mentre leggevo, è arrivato il telefono” 
  • Descrizioni: “La casa era grande e luminosa” 
  • Stato d’animo: “Mi sentivo felice e spensierato” 

Verbi irregolari

Alcuni verbi sono irregolari all’imperfetto. I più comuni sono:

  • Essere: ero, eri, era, eravamo, eravate, erano
  • Avere: avevo, avevi, aveva, avevamo, avevate, avevano
  • Fare: facevo, facevi, faceva, facevamo, facevate, facevano

Uso con altri tempi

L’imperfetto viene spesso usato insieme ad altri tempi verbali del passato, come il passato prossimo e il trapassato prossimo, per esprimere relazioni temporali tra azioni nel passato.

Esercizi:

https://wordwall.net/it-it/community/esercizi-tempo-imperfetto

Comparativo e Superlativo

Comparativo

Il comparativo si usa per confrontare due elementi (persone, cose, animali, luoghi) rispetto a una certa qualità. In italiano abbiamo tre tipi di comparativo:

  • Di maggioranza: Indica che un elemento ha una qualità in misura maggiore rispetto all’altro.
    • Esempio: “Il mio libro è più interessante del tuo.”
  • Di minoranza: Indica che un elemento ha una qualità in misura minore rispetto all’altro.
    • Esempio: “Il tuo libro è meno interessante del mio.”
  • Di uguaglianza: Indica che due elementi hanno la stessa qualità nella stessa misura.
    • Esempio: “Il libro di storia è tanto interessante quanto il libro di scienze.”

Superlativo

Il superlativo esprime il grado massimo di una qualità. Si divide in:

  • Relativo: Indica che un elemento ha una qualità al massimo grado rispetto a un gruppo.
    • Esempio: “Questo è il libro più interessante della biblioteca.”
  • Assoluto: Indica che un elemento ha una qualità al massimo grado in assoluto, senza confronti.
    • Esempio: “Questo libro è molto interessante” oppure “Questo libro è interessantissimo”.

Come si Formano

  • Comparativo:*
    • di maggioranza: più + aggettivo + di
    • di minoranza: meno + aggettivo + di
    • di uguaglianza: tanto/così + aggettivo + quanto/come
  • Superlativo relativo: articolo determinativo (il, la, i, le) + più/meno + aggettivo + di/tra
  • Superlativo assoluto: si può formare in diversi modi:
    • aggiungendo il suffisso “-issimo” all’aggettivo (es. “bello” -> “bellissimo”)
    • usando avverbi come “molto”, “tanto”, “estremamente” (es. “molto bello”)

Esempi Pratici

  • Comparativo di maggioranza: “La torta al cioccolato è più buona della torta di mele.”
  • Comparativo di minoranza: “Il caffè è meno caldo del tè.”
  • Comparativo di uguaglianza: “Il film d’azione è tanto emozionante quanto il film drammatico.”
  • Superlativo relativo: “Maria è la più alta della classe.”
  • Superlativo assoluto: “Questo panorama è bellissimo!”

Attenzione

  • Ricorda che gli aggettivi comparativi e superlativi concordano sempre con il nome a cui si riferiscono nel genere e nel numero.
  • Fai pratica con esercizi ed esempi per memorizzare le forme irregolari di alcuni aggettivi (es. buono -> migliore, ottimo; cattivo -> peggiore, pessimo).

Esercizi

https://wordwall.net/it-it/community/italiano/comparativi-e-superlativi